Comunicato del 15/05/2019

Domenica allo stadio Acquedotto si è consumato l’ultimo atto di una stagione che per la Torres e i suoi tifosi è stata un vero e proprio supplizio.

Il campionato appena concluso è deludente, tanto sul piano agonistico quanto per l’irreversibile frattura tra l’attuale società e una vastissima parte del popolo rossoblù. La città non è più disposta ad accettare di vedere la propria squadra, uno dei simboli identitari di una comunità intimamente legata ai colori sociali e alla storia del club, annaspare con difficoltà nei bassifondi delle classifiche di categorie dilettantistiche che non sono la dimensione più appropriata per un sodalizio di tutt'altro blasone.

Il peggio è stato scongiurato, la Torres ha conquistato sul campo una salvezza che consideriamo, comunque, un risultato ben al di sotto delle attese. L’aspetto paradossale è che, per come si erano messe le cose, la stagione è finita anche bene, perciò c’è da emettere un sospiro di sollievo e gioire. C’è da essere felici per non essere retrocessi, c’è da essere felici come solo chi ama la propria squadra può esserlo. Questo perché amiamo la Torres e, a prescindere da tutto e da tutti, la sosterremo sempre e comunque, anche se l’attuale società ci ha relegato tra i suoi, oramai innumerevoli, nemici.
Ma noi non siamo nemici della Torres. Semmai accettiamo di essere considerati ostili da chi – con superbia, con egoismo, con scarsa lungimiranza e senza la dovuta capacità organizzativa e programmatoria – un anno fa ha rifiutato le mani tese di alcuni imprenditori sassaresi che proponevano un progetto a tinte rossoblù ben più ambizioso, eppure fondato su basi ben più solide di quelle gettate da chi – rivolgendo una pernacchia agli interlocutori – annunciava grandi cose e prometteva grandi imprese.

Due giorni fa è finita una stagione da dimenticare, nel corso della quale vecchie e nuove bandiere sono state sacrificate in nome di un progetto gestionale e agonistico senza capo né coda.
Gioiamo per lo scampato pericolo, ma solo dopo aver taciuto per amore della Torres e per rispetto dei giocatori, che nessuna colpa hanno rispetto a quel che è successo, sentiamo di dover dire la nostra perentoriamente, rivendicando il nostro ruolo, la nostra missione e il nostro amore per la Torres.

Dopo un’attenta valutazione su quest’annata, trascorsa a constatare con amarezza e senza alcuna soddisfazione che non ci eravamo sbagliati, abbiamo deciso di prendere una posizione netta e chiara. Da una marea di anni si continua a dire che la Torres ha bisogno di tutti e si auspica l’intervento massiccio e diffuso dell’imprenditoria locale. Da molto tempo a questa parte, le estati rossoblù sono caratterizzate da voci che si rincorrono inutilmente e danno per imminente la discesa in campo d’imprenditori sassaresi pronti a entrare in società e a dare la necessaria solidità ai programmi del club, sottraendo la Torres alle vicende che hanno caratterizzato il passato, anche quello più recente, tra improvvisatori e veri e propri malfattori.

Questa volta siamo noi a chiedere che intervenga e argini questa deriva quel gruppo d’imprenditori sassaresi – persone, innanzitutto, con una reputazione imprenditoriale che va ben al di là dei confini locali – che già l’anno scorso si era fatto avanti concretamente, per essere messo alla porta tra falsità, derisioni e proposte irricevibili.
Un anno fa, pur dicendo che nella gestione di un patrimonio comune, com'è la Torres, avremmo gradito che le cose assumessero una trasparenza e una chiarezza rassicuranti sia sulla ritrovata stabilità societaria che sulla programmata rinascita tecnica, affermammo a chiare lettere che nessuno avrebbe potuto negare i meriti di chi aveva avuto il coraggio, per primo, di accollarsi una situazione deficitaria.
Oggi non è più così.
Quel che è successo sul campo e sugli spalti, sempre più desolatamente vuoti, è il segnale chiaro che questo ciclo è finito e che occorrono forze nuove, idee coraggiose, risorse maggiori, organizzazioni più adeguate.
Se non è ormai troppo tardi, chiediamo al mondo imprenditoriale ed in primis a chi si è proposto l’anno passato di fare un passo avanti e chiediamo a chi ha mostrato di amare più se stesso che la Torres di valutare seriamente di farne uno indietro, riconoscendo i propri limiti e lasciando che spetti a qualcun altro ricreare le condizioni perché la squadra, i suoi tifosi e la sua città possano vivere una nuova stagione di soddisfazioni e di stabilità.
Un anno fa avevamo accolto con entusiasmo il progetto prospettato e posto all'attenzione della città poiché ci sembrava fossero state messe a disposizione della Torres una serie di competenze, di risorse, di ambizioni e di concrete condizioni operative. Leggendo e rileggendo oggi quel progetto annunciato pubblicamente, a prescindere dal merito delle singole idee e proposte contenute, ci pare ancora un atto di generosità per la nostra squadra – la squadra di tutti i sassaresi, non di pochi– e ci sembra manifesti chiaramente la volontà di restituirle il coraggio di essere più ambiziosa di così.
In conclusione, anche a nome delle centinaia di tifosi che si sono rivolti a noi, di quelli che, tra di loro, ci sono sempre stati e di quelli che hanno abbandonato l’Acquedotto ma non per questo la Torres e che, comunque, si sono voluti esprimere rivendicandone il diritto ci sentiamo in dovere di chiedere agli imprenditori (perché solo a loro ci possiamo rivolgere) che l’anno passato proposero il progetto di rinascita della Torres alla città se ancora oggi siano vive le loro buone intenzioni.
Qualora lo fossero saremo felici di conoscere nello specifico le loro idee, le modalità di realizzazione e le eventuali fasi operative.

A Sassari vogliamo tutti bene alla Torres, a Sassari vogliamo tutti una Torres ambiziosa che vada ben oltre una salvezza risicata in serie D, a Sassari c’è voglia di emozionarsi per la Torres e tornare a sognare con Lei.

 

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